Siete mai stati a Venezia?
Vi spiego un paio di cose.
Anche se voi veniste a Venezia e giraste a piedi, con cura, tutte le strade, calli, campi e vicoletti percorribili, avreste visto solo il 15% della città. Esiste, infatti, un altro buon 5% di meraviglie la cui vista è preclusa anche ai cittadini stessi (sto parlando magari di corti private, labirintici giardini alle entrate dei palazzi ecc..), poi c'è un altro 15% che è la città vista dalla barca. Salite in barca, e girate tutti i canali e i rii possibili, e vi ritroverete in un mondo che nemmeno vi immaginate. E poi c'è il 15% rappresentato dai tetti. Il guardare Venezia dall'alto di un'altana. Bene siamo arrivati al 50%, e l'altra metà? Prendete tutte queste esperienze e vivetele di notte, alla luce dei lampioni, o coccolati dal buio profondo dell'acqua (non intendo mentre state affogando!!! ma, appunto dal "buio" dei canali visti dalla barca), e potrete dire di aver vissuto Venezia al 100% (no, non vale farlo in Assasin's Creed).
Ecco.
Ascoltare i Dream Theater, significa più o meno questo. Non ci si può limitare di credere di scaricare i files (ho comprato il disco su Itunes), premere play e ascoltarli dalle casse del computer mentre si lavora. Questo rappresenterebbe solo il 15% dell'ascolto e della comprensione possibile. Per metabolizzare un disco dei Dream bisogna ascoltarlo in diversi contesti e addirittura in diverse "qualità", perché ogni disco è un discorso complesso, che va digerito a frammenti, e ogni frammento deve essere percepito nello "spazio" e nel "tempo" giusti.
E già al giorno d'oggi è difficile parlare di "disco", mi sono appena reso conto. Perché, almeno così capita a me, ormai si è abituati a scaricare "singoli", comprare una canzone per volta, la maggior parte dei musicisti cerca di investire completamente tutto su 1 solo pezzo, e tutto il resto è contorno. Questa volta, invece, mi sono reso conto quanto, quando si parla dei Dream, sia ancora importante il concetto di "sequenza di canzoni", di "album", di "playlist".
Il metodo che uso, per apprezzare un disco dei Dream è il seguente (lo so, sono sempre così fastidiosamente "matematico", ma in realtà è perché, al fine di raccontarvelo sul blog, tendo a razionalizzare ciò che di solito, invece, vivo "spontaneamente"):
- Primo ascolto totale e completo del disco. Le canzoni me le ascolto in ordine, per capire se fra di esse c'è già qualcosa che mi colpisce subito. In questo caso no, non c'è stato nulla che mi ha colpito, e infatti, tendenzialmente, parto sempre sfiduciato.
- Ascolto le "ballads", perché so che, tanto, i Dream sono bravi a scriverle e quindi, in qualche modo, mi prendo lo "zuccherino" per addolcirmi l'apparente "delusione" al disco. Da quando esiste facebook, pubblico i miei commenti, anche i più "grezzi" e "superficiali", per vedere se c'è qualcuno che la pensa come me o diversamente (un "aiuto" in più non fa mai male).
- Ascoltando le ballads generalmente riesco a intuire subito qual'è il mood del disco; dalle canzoni lente, quindi, mi sposto subito su quella, più "complessa", che gli si avvicina, come se fosse un "anti-ingresso" all'album..sto andando ancora con i piedi di piombo, e sono sempre "a rischio" che l'album mi faccia cagare.
L' "anti-ingresso" all'album dei Dream, questa volta è stata questa canzone qua:
In questa canzone c'è tutta la tecnica dei Dream, ma "ammorbidita" da una melodia piacevole e "aperta", trionfale. Fino al minuto 5.00 puoi assaporare, senza compromessi, l'abilità e il gusto dei più "classici" Dream Theater, ripercorrendo acusticamente la loro storia da "Images&Words" fin qua (si, sono un fan del primissimo minuto, da When Dream and Day unite, e anche ho un album precedente che si intitola Instru-Mental, quando ancora non avevano nemmeno Dominici alla voce). E' dal 5^ minuto in poi, però, che ci si gioca tutto. La parte strumentale. Se sei un fan accanito la ascolti con fiducia, se sei un ascoltatore disattento e ti sei avvicinato ai Dream in occasione di questo disco, rischi di chiudere tutto e riporre il disco sullo scaffale.
Di solito questa parte è tutta nelle mani di Petrucci e del tastierista "di turno" (ormai Rudess) e della loro abilità nel comporre.
Petrucci, nei dischi precedenti ha avuto alti e bassi, ma non mi ha mai realmente soddisfatto (complice anche la piega "trash" che aveva preso il sound della band negli ultimi album), ma qui è in stato di grazia.
Rudess che io non ho mai amato, fa il suo "sporco lavoro", si diverte a voler cambiare 1000 strumenti in pochi secondi, ma io sono carnalmente innamorato di Kevin Moore (che per me, assieme a LaBrie, era la vera anima dei Dream), e quindi il mio giudizio è "fazioso".
In ogni caso Petrucci è talmente ad alti livelli, che posso tranquillamente accettare di tutto, anche il fatto che non ci sia Moore nella band.
Se superate questa parte strumentale, al minuto 8.40 tornate "sulla soglia" dell'album. Quando avete iniziato ad ascoltare "Breaking all Illusions", nei primi 5 minuti della canzone eravate nell'anti-ingresso, sulla soglia dell'album, ma fuori; dai minuti 5.00 ai minuti 8.40, la vostra mente non ha ben capito cosa stesse succedendo, dai minuti 8.40 fino alla fine della canzone siete nuovamente sulla soglia ma vi guardate attorno, c'è qualcosa di strano. Ecco! l'avete capito, non siete più nell'anti-ingresso, siete sulla soglia, ma dentro.
- Ciò che faccio dopo è continuare ad "ascoltare" ciò che i 5 hanno da raccontarmi, e comincio a rendermi conto che ogni canzone è legata a quella precedente e a quella dopo, e non diventa altro che un puzzle di 9 pezzi iniziato e "semplice" da risolvere. Considerando che le ballads non le considererò più per un bel po' di tempo (nelle ballads bisognerà infondere un "significato" intimo e personale, per digerirle come si deve, e questo lo farò solo ad una fase successiva all'ascolto, che poi vi spiego), ciò che viene prima e ciò che viene dopo di "Breaking alla Illusions" sono: "Outcry" e "On the Backs of Angels" (si, considero questa, perché ascolto il disco a ripetizione), e non mi è difficile metabolizzare anche loro, e fare lo stesso "giochetto" della "canzone prima e canzone dopo" anche per il resto dell'album.
- Una volta apprezzato l'intero album dall'ascolto su computer, mentre lavoro (e non ho detto che sono già felice di averlo preso), mi considero al 40% dell'ascolto, si perché ora inizia la fase "cuffiette". Ipod alla mano e musica sparata direttamente dentro le orecchie. E' come vedere Venezia dalla barca. Ci si rende conto di un milione di altre cose, sfumature, timbri, accenti, dettagli.
E' in questa fase, per esempio, che inizio il mio rapporto con Myung (il basso) e Labrie (voce). Ed è in questa fase che mi si apre totalmente il "mondo" dei Dream. (In questo preciso momento, sono a questo punto dell'ascolto).
- La fase successiva, e praticamente "ultima", è il guardare Venezia "di notte". Passo l'album su cd, vado via in macchina e me lo ascolto viaggiando. E' qui che le ballads cominciano ad avere un senso. E' qui che l'esperienza umana del "movimento", riempie di sensazioni e luci le canzoni dell'album. Ho ricordi nitidi, di strade, di stazioni di servizio, di città, per ogni canzone dei Dream. E' un discorso personale, ovviamente, un punto di vista diverso da tutti, una lettura "privata" del disco, che entrerà a far parte della mia vita attraverso le esperienze della stessa.
Al punto in cui sono ora, quindi alla fase "cuffiette", pre-macchina. La mia canzone preferita è questa:
Scusate i refusi!
EDIT: Curioso che, inconsciamente, non abbia scritto nessun cenno al cambio di batterista e al lavoro, appunto di Mangini. Segno che, come scrissi un giorno su facebook, ormai considero i Dream come un "organismo" vivente in continua evoluzione; non punto il dito contro il cambio di un membro, in effetti, mi basta che l' "organismo" continui a pulsare e a vivere e, anzi, ogni occasione è buona per cambiare strada e sperare in nuovi obbiettivi sonori da raggiungere. I Dream, in fin dei conti, sono l'unica band che scrive, veramente, Progressive Metal.
